stupro di sassuolo: fermati tre marocchini


inserito da UNIFE in data 18-12-2018


Modena, 28 novembre 2018 - Quella ceramica abbandonata alla prima periferia di Sassuolo era divenuta un po’ la sua casa. Assisteva – perchè quella era ormai la sua drammatica normalità – a scambi di droga quotidiani trascinandosi da un giaciglio all’altro, a volte in cerca di quello sballo in grado di ‘regalarle’ un mondo diverso, senza violenza. Poi, però, proprio la violenza in un pomeriggio di marzo ha avuto il sopravvento e quello che era il suo fidanzato si è trasformato nel più vile dei violentatori. Il fratello dell’uomo ed un suo amico l’hanno picchiata a turno.

Poi entrambi l’hanno tenuta ferma fino a che l’altro, il compagno, non l’ha picchiata a sua volta. Infine i complici si sono allontanati lasciandola nelle mani dell’aggressore che l’ha obbligata a spogliarsi poi le ha messo le mani al collo, violentandola.

Per fortuna l’epilogo è un altro ma la storia della vittima, oggi 18enne ma minorenne all’epoca dei fatti, proietta la mente verso il tragico destino di Desirée, la 16enne di Cisterna di Latina rinvenuta morta in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo di Roma. Stuprata e drogata dal branco che l’ha lasciata agonizzante su un giaciglio sudicio. Seppur anche la vita della giovane al centro del drammatico episodio che vi stiamo per raccontare rappresenti simili e cupe sfumature lei, accompagnata dalla madre, ha avuto la possibilità di denunciare e di salvarsi. Proprio ieri si sarebbe dovuta svolgere l’udienza preliminare nei confronti dei tre presunti reponsabili per i quali la procura ha chiesto il processo.

Parliamo di tre marocchini: il fidanzato 32enne, l’amico 22enne e il fratello del primo che di anni ne ha 52 che quel giorno, appunto, erano presenti nella ceramica abbandonata. I reati di cui i tre – tutti dal passato macchiato dallo spaccio e col permesso di soggiorno scaduto – devono ora rispondere sono diversi. L’ex fidanzato della 17enne, infatti, potrebbe finire a processo per violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima mentre agli altri due è contestato il ‘solo’ reato di lesioni.

L’episodio risale appunto a marzo dello scorso anno, il 14. Ma, in base alla denuncia presentata dalla giovane, le violenze subite sarebbero state diverse e terribili nel tempo. Lei, la ragazzina, 17 anni appena e un passato difficile, entra ed esce da quell’edificio abbandonato. La notte, ogni tanto, la passa sui materassi luridi appoggiati a terra alla bell’e meglio. Insieme a lei quegli uomini più grandi dai quali, però, si sente come protetta. Il compagno, appunto: un marocchino di 32 anni dal quale la minore aveva tentato spesso di fuggire: era aggressivo e delirante.

Gli amici di lui, altri pusher tra cui un 22enne della stessa nazionalità e il fratello del primo: 52 anni. «Ero con loro nella ceramica abbandonata – racconterà poi la giovane in sede di denuncia – abbiamo iniziato a litigare all’improvviso io e lui. Ci eravamo frequentati. All’improvviso mi ha trascinato a terra e loro mi hanno tenuta ferma». La 17enne spiegherà quindi agli agenti del commissariato di essere stata picchiata da tutti e tre a turno. «Poi gli altri due mi hanno tenuta ferma e lui ha continuato a colpirmi». A quel punto fratello e amico si sarebbero dileguati, lasciandola sola con il suo aguzzino.

Lei, indifesa e ferita, avrebbe cercato di fuggire ma il marocchino l’avrebbe costretta a spogliarsi per poi, immobilizzandola a terra, abusare di lei. La 17enne, dopo essersi fatta refertare, ha raccontato tutto alla madre che, nei giorni successivi, l’ha accompagnata al commissariato per denunciare quanto accaduto. A seguito di accertamenti svolti dalla Polizia di Stato sono poi partite dalla procura – una volta chiuse le indagini – le richieste di rinvio a giudizio per i tre marocchini. Due, gli amici, dovranno appunto rispondere di lesioni mentre l’ex fidanzato – che risulta residente in Sardegna e in possesso di permesso di soggiorno scaduto – di violenza sessuale aggravata. Ieri, però, l’udienza è slittata ad aprile a causa dell’assenza di uno degli indagati che si è reso – e da tempo - irreperibile.

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