speranze Champions ma anche per la conquista della Coppa Italia.


inserito da UNIFE in data 03-05-2019


Tonica e sveglia fino al novantesimo o sono guai. Per le risicate speranze Champions ma anche per la conquista della Coppa Italia. Per la Lazio è l’esame più duro e complicato. L’Atalanta, non solo è una delle squadre più in forma e che meglio si esprime per livelli di gioco, ma è soprattutto quella che, più di tutte le altre, non demorde mai, che ha costruito i suoi successi e la sua rimonta in classifica fino al quarto posto grazie alle prestazioni dei secondi tempi e ai gol segnati nei minuti finali. Un vero e proprio “killer instinct”. Una caratteristica che, almeno fino ad ora, sta facendo la differenza. Avversario peggiore per i biancocelesti non ci poteva essere, considerato che il punto debole della formazione laziale è proprio quello di incassare gol e delusioni negli ultimi quindici minuti di gara. Quasi una bestia nera, visto che i nerazzurri si esaltano e trovano gli stimoli maggiori nella ripresa. E su questo i cugini della Roma ne sanno qualcosa, considerato che avevano chiuso il primo tempo a Bergamo in vantaggio di tre gol per poi essere recuperati nel secondo tempo, rischiando pure il ko.

NUMERI DA BRIVIDO
Se confrontati, i numeri della Lazio e quelli dell’Atalanta, mettono quasi soggezione e fanno davvero riflettere. Basti pensare che nelle ultime 14 partite di campionato la squadra di Gasperini è riuscita ad avere la meglio sugli avversari vincendo ben dieci gare nella ripresa. L’esatto opposto della squadra di Inzaghi che, invece, di partite vinte nel secondo tempo può annoverare solo il derby, dopodiché pareggi o sconfitte, come la Spal, il Milan e il Chievo tanto per citarne alcune e restare sull’attualità. Per non parlare degli ultimi venti minuti dell’intero campionato, dove la squadra bergamasca la fa da padrone ed è addirittura riuscita a fare meglio perfino della Juve, visto che ha realizzato ben ventidue gol nel finale, incassandone appena otto. Di tutt’altro tenore il cammino della Lazio che è riuscita a segnare undici reti negli ultimi venti minuti di gara, la metà esatta dell’Atalanta, ma che ne ha subite ben diciassette, più del doppio di quelli della squadra allenata da Gasperini. Osservando e analizzando bene questi dati, sembrerebbe quasi che non ci sia storia e che per vincere la Lazio sia costretta a fare la partita perfetta sia domenica in campionato, ma soprattutto il 15 maggio all’Olimpico per la finale di coppa Italia.

AGGANCIARE SVENNIS
Di sicuro se l’approccio è lo stesso del secondo tempo di Genova con la Samp di domenica scorsa, Immobile e compagni potrebbero rischiare grosso. Con l’Atalanta non si scherza e Inzaghi ai suoi giocatori dovrà chiedere il massimo sforzo fisico per tutta la gara. Non è un caso che in questi giorni si sta lavorando parecchio, non solo sulla tattica, ma pure sulla tenuta, facendo attenzione a non sovraccaricare troppo durante gli allenamenti. Le qualità tecniche per mettere in difficoltà i nerazzurri, di sicuro non mancano ai biancocelesti che con il rientro di Luis Alberto e con Correa e Immobile e Caicedo negli spazi possono creare seria apprensione alla retroguardia atalantina. Gli stimoli per fare bene ci sono, anche per regalare al tecnico una bella soddisfazione personale, visto che con una vittoria dopodomani, a parte rimettersi un po’ in corsa per l’Europa che conta, Inzaghi arriverebbe a 63 vittorie totali in campionato sulla panchina laziale. Lo stesso numero di successi di Sven Goran Eriksson, uno dei suoi maestri. E uno ambizioso come Simone a questo genere di cose ci tiene in modo particolare. L’importante è tenere fino alla fine, altrimenti potrebbe diventare tutto più difficile.

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